Call for Forum

Antropologia Pubblica (AP), Rivista della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA)
Public Anthropology (AP), Journal of the Italian Society of Applied Anthropology (SIAA)
AP n. 1 / 2022
https://riviste-clueb.online/index.php/anpub
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A cura di Giuseppe Grimaldi (Università di Trieste) e Roberta Altin (Università di Trieste)
I proponenti possosono manifestare il loro interesse a partecipare alla redazione di AP con un breve abstract e un breve profilo biografico dell’autore/trice.
Si accettano articoli scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo tra le 3000 e le 5000 parole. Il testo va consegnato esclusivamente per via elettronica, in formato .doc e .docx all’indirizzo <antropologiapubblicaredazione@gmail.com> entro il 28 febbraio 2022

Verranno accettati solo i testi che rispettano le norme redazionali reperibili a questo
indirizzo: https://riviste-clueb.online/index.php/anpub/about/submissions

Per informazioni: giuseppe.grimaldi@units.it; raltin@units.it

 

FORUM di Antropologia Pubblica:
Comprendere rotte migratorie fuori dall’accademia: metodi, linguaggi, potenzialità, limiti, posta in gioco

Le rotte migratorie oggi interrogano in maniera centrale la disciplina antropologica non solo sul versante teoretico ma anche, e soprattutto, su quello applicato. La ricerca antropologica focalizzata nel campo delle migrazioni da un lato indaga “naturalmente” e sfonda un versante politico e pubblico, dall’altro contempla ricadute sociali e forme di informazione e divulgazione.
Anche per questo motivo, il lavoro di analisi sulle rotte migratorie assume spesso la forma dell’intervento e mette in campo linguaggi, metodologie e canali comunicativi alternativi a quelli delle pubblicazioni scientifiche e sempre più variegati e diretti.
Per documentare e processi di mobilità sempre più frequentemente vengono utilizzate tecniche utili a rappresentare e analizzare migrazioni, come strumenti cartografici, piattaforme multi-situate di informazioni e dati sincronizzati, documentazione visuale, autoproduzioni dei migranti, ecc. che implicano nuovi metodi e linguaggi comunicativi.
Sempre più frequentemente, inoltre, questi lavori avvengono all’interno di network interdisciplinari dove si condividono e sovrappongono metodi di indagine e ricerca, linguaggi e stilemi comunicativi molteplici. Negli ultimi decenni si è andato costituendo un approccio analitico e comunicativo che, pur radicandosi nella prospettiva antropologica, attinge tanto a linguaggi quanto a supporti tecnologici non convenzionali per investigare e agire sul fenomeno delle rotte migratorie.
In questa sezione del forum di AP vorremmo confrontarci con questo mondo parallelo all’antropologia pubblica interrogandoci in primis sulle modalità attraverso cui si esplicano le professionalità sul campo e sulle motivazioni che hanno spinto a muovere verso questi stili e linguaggi che riarticolano e superano le forme convenzionali della comunicazione scientifica.
Quali sono le questioni metodologiche e di posizionamento dei molteplici piani di azione per affrontare antropologicamente il tema delle rotte migratorie? Se da un lato infatti si apre a un ventaglio di possibilità di ricerca e di intervento attraverso cui innovare la disciplina stessa, dall’altro lato si generano sovente conflittualità e compromessi sull’applicazione di uno sguardo antropologico. Come si articola questa relazione tra potenzialità e limiti su un tema così dibattuto come quello delle rotte migratorie? Quali tattiche è possibile mettere in campo per articolare dialetticamente questo rapporto?
Infine, qual è la posta in gioco che queste modalità oramai consolidate di fare etnografia delle migrazioni mettono in campo nell’interrogare l’antropologia culturale e pubblica? Nello specifico ci interessano le affinità e i punti di rottura rispetto alle modalità convenzionali di fare ricerca chiedendoci in cosa possa esserci (se può esserci) un dialogo e una forma di collaborazione possibile tra questi diversi mondi di indagine e analisi.
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FORUM of Public Anthropology:
Understanding migration routes beyond the academia: methods, languages, potentiality, limits, stakes.

Migration routes today are deeply questioning anthropology not only theoretically, but also, and above all, about its application. Anthropological research focused on the field of migration on one side "naturally" investigates and breaks through the political and public sphere, on the other contemplates social repercussions and forms of information and dissemination.
For this reason, the analysis of migration routes often takes the form of intervention using languages, methodologies and communication channels alternative to the scientific publications, increasingly varied and straightforward.
More frequently, techniques such as mapping tools, multi-site information and synchronised data platforms, visual documentation, migrant self-productions, etc. are used to document and analyse migration, involving new methods and communicative languages.
Moreover, these works take place within interdisciplinary networks where the research and investigation methods are shared and overlapped with multiple communicative languages and styles.
In recent decades, an analytical and communicative approach was built that, although rooted in the anthropological perspective, draws on both languages ​​and unconventional technological tools to investigate and act on the migration routes.
In this AP Forum we would like to engage with this parallel world to public anthropology, questioning us first of all about the ways in which professional skills are expressed in the field and on the reasons that led to move towards these styles and languages ​​that re-articulate and overcome conventional forms of scientific communication. What are the methodological and positioning issues of the multiple action planning to deal anthropologically with the issue of migration routes? While on the one side it opens up to a range of research and intervention possibilities through which innovating the discipline itself, on the other conflicts and compromises are often generated by the application of an anthropological perspective. How this relationship between potentiality and limits articulate on such debated issue as migration routes? What tactics can be put in place to articulate this dialectic relationship? Finally, what is the stake that these consolidated ways of doing ethnography of migration bring into the field of questioning cultural and public anthropology?
In particular, we are interested in affinities and discontinuities with respect to the conventional methods of research, asking ourselves if could be a dialogue (or not) and a possible way of collaboration between these different worlds of investigation and analysis.