At the dawn of the third millennium, universities are trying to reinvent their role to become more relevant in multiple spheres of socio-economic and cultural life. This transformation goes beyond both political-institutional efforts to establish partnerships with (public and private) collective actors and projects to disseminate research findings in the public sphere. What is at stake, indeed, is higher education's ability to solve problems involving the needs and priorities of local communities through initiatives organized around shared goals and constant engagement among civil society, administrations, businesses, the third sector, teachers and students. These efforts must contend with innumerable variables at the local, regional, national and, increasingly, international levels, and take a myriad of different shapes: from social services to collaborative research; from facilitating scholarships co-designed with local authorities to creating high-social-impact spin-offs; from engaged action to highly varied combinations of all these possible solutions, including consulting and contracting.

Internationally and especially in English-speaking contexts, some of these initiatives belong to the sphere of “community/university engagement” or “public engagement”. In Italy, the prevailing framework is instead that of the “third mission”, understood in a two-fold sense: as a focus on valorizing the insights of higher education and bringing them into the public sphere alongside (at least in policy terms) the university's assuming a “bridging” role between industry, society and third-party organizations so as to ensure research and training have a more evident and transversal impact on socio-economic development. Academic institutions have pursued this policy line by investing more and more in evaluating the activities that make up the third mission, with increasingly stringent attempts to assess and measure their outcomes. The latest round (2015-2019) of VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca or Evaluation of Research Quality) carried out by the National Agency for the Evaluation of the University System and Research (ANVUR) in Italy has introduced a new, interdisciplinary group of experts (GEV) specifically dedicated to conducting such assessment, bringing together not only professors but also public managers and actors from industry, the financial sector, cultural institutions and local communities. Italian universities have thus found themselves trying to keep up with a process of rapid third mission institutionalization, often without having first developed a clear vision of how current constraints might be transformed into opportunities to productively update and overhaul their social and economic mission. That is, they are striving to respond to this challenge in ways that go beyond simply meeting administrative requirements and making the umpteenth set of procedural changes at a technical level.

Antropologia Pubblica (Public Anthropology), the journal of the Italian Society of Applied Anthropology (SIAA), is looking to collect papers reflecting on these transformations, not only to identify problem areas and obstacles, but also to explore the positive effects of these shifts in terms of enhancing the role of anthropological knowledge and practices in public space, society, and the world of professional work through fruitful interchange between university education, action research and local development. Submissions can address cases in which the anthropological approach has acted as a driving force for applying the third mission or community/university engagement with a view to transformation, possibly in tandem with other forms of knowledge and professional practices. Papers might focus on both past and ongoing projects in which the involvement of individual researchers or groups of experts (including anthropologists) generates visions and models of public engagement that prioritize a logic of social impact and sharing with local communities. We welcome articles that seek to reread significant past cases or proto-projects so as to grant meaning to the kind of contemporary efforts being carried out under the third mission umbrella. But we also invite submissions that adopt a critical-applied lens to describe the experiments currently underway or to provide useful guidelines for concretizing university public engagement in an anthropological key. We are interested in Italian cases but also analyses addressing the examples, solutions, cases and practices developed in other national and local contexts.

Contributors are invited to send the AP editorial office an abstract of 400 words (including the title) along with 4 keywords and a brief biographical profile of the author (max 200 words) by September 30, 2021. The selected papers should be a maximum of 10,000 words long, including bibliography, notes and any possible captions. We will accept papers written in Italian, English, French and Spanish. The text must be submitted electronically, in .doc or .docx format, to: <antropologiapubblicaredazione@gmail.com>.
If you need further information, please write to: mara.benadusi@unict.it; raltin@units.it

========================================================
In questo scorcio di terzo millennio, le università stanno cercando di reinventarsi per aumentare la propria rilevanza nei contesti in cui operano, in molteplici sfere della vita socio-economica e culturale. Si tratta di una trasformazione che non riguarda solo il piano politico-istituzionale, ossia la stipula di rapporti di collaborazione e partenariato con soggetti collettivi ed enti territoriali, pubblici e privati; né solamente la diffusione dei risultati della ricerca nelle diverse compagini sociali. In gioco c’è la messa in campo di un contribuito sostanziale degli organismi di alta formazione nella risoluzione di problematiche che rispondano ai bisogni e alle priorità dei territori e in iniziative che si declinino intorno a scopi condivisi, in una continua interazione tra società civile, amministrazioni, imprese, terzo settore, docenti e studenti. Questi sforzi possono essere strutturati in una miriade di modi diversi e le variabili da prendere in considerazione a livello locale, regionale, nazionale e sempre più anche nella sfera internazionale sono innumerevoli: dai servizi alla persona alla ricerca collaborativa; dall’agevolazione di borse di studio co-progettate con gli enti locali alla creazione di spin-off ad alto impatto sociale; dall’azione engagé a un’ampia varietà di combinazioni di queste possibili soluzioni, di cui fanno parte anche consulenze e attività conto terzi.

A livello internazionale, soprattutto in contesto anglofono, alcune di queste esperienze ricadono nello spazio del cosiddetto community/university engagement o public engagement. In Italia si è invece affermata la categoria di “terza missione”, intesa non solo come apertura verso la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze nello spazio pubblico, ma (almeno in linea programmatica) in termini di un più evidente e trasversale impatto della ricerca e della formazione nello sviluppo socio-economico, grazie all’assunzione di un ruolo “ponte” dell’università tra industria, società e organizzazioni terze, pubbliche o del privato sociale. Inoltre, a questa linea di indirizzo ha fatto seguito un progressivo investimento ministeriale nella valutazione delle attività che ricadono nei campi d’azione che definiscono la terza missione, con tentativi di misurazione che si fanno sempre più stringenti. L’esercizio della VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) promosso dall'Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) nell’ultima tornata (2015-2019) ha introdotto un nuovo gruppo di esperti (GEV) di carattere interdisciplinare specificatamente dedicato a questo scopo, composto non solo da docenti ma anche da dirigenti pubblici e personalità provenienti dal mondo produttivo e finanziario, dalle istituzioni culturali e dai territori. Le università italiane si sono così trovate a dover rincorrere un processo di rapida istituzionalizzazione della terza missione, in molti casi senza aver maturato una riflessione veramente condivisa su come trasformare i vincoli attuali in un’opportunità in direzione di una revisione migliorativa della missione sociale ed economica delle istituzioni accademiche; non un adempimento amministrativo obbligato quindi, ossia l’ennesimo cambiamento procedurale da assolvere in modo tecnicistico.

Antropologia Pubblica, la rivista della Società Italiana di Antropologia Applicata (SIAA), intende raccogliere contributi che ragionino su queste trasformazioni, non solo per individuarne problematicità e limitazioni, ma anche per esplorarne ricadute positive in chiave di una maggiore valorizzazione dei saperi e delle pratiche antropologiche nello spazio pubblico, nella società, nel mondo del lavoro, in un interscambio generativo tra formazione universitaria, ricerca/azione e sviluppo territoriale. Le proposte possono concentrarsi sia su sperimentazioni in cui l’approccio antropologico ha fatto da volano per un’applicazione della terza missione o del cosiddetto community/university engagement in chiave trasformativa, anche in tandem con altri saperi e pratiche professionali, sia su casi sperimentali ancora in corso dove, grazie al coinvolgimento di singoli ricercatori o gruppi di docenti (tra cui antropologhe e antropologi), si stiano disegnando visioni e profili di terza missione che perseguono una logica di condivisione e di impatto sociale nei
territori. Si accolgono sia contributi indirizzati a rileggere esperienze o proto-esperienze significative del passato, che possano aiutare a dar senso alle azioni che oggi ricadono nella cosiddetta terza missione, sia contributi che raccontino con taglio critico-applicativo le sperimentazioni attualmente in corso o che forniscano indirizzi utili ai fini di una concretizzazione in chiave antropologica del public engagement in campo universitario. Siamo interessati alla dimensione italiana, ma anche a un confronto con esperienze, soluzioni, casi e pratiche maturati in altri contesti nazionali e territoriali.

I proponenti sono invitati a mandare alla redazione di AP un abstract di 400 parole (incluso il titolo), 4 keywords e un breve profilo biografico dell’autore/trice (max 200 parole) entro il 30 settembre 2021. I paper accettati avranno una lunghezza massima di 10.000 parole, inclusa bibliografia, note ed eventuali didascalie. Si accettano articoli scritti in italiano, inglese, francese e spagnolo. Il testo va consegnato esclusivamente per via elettronica, in formato .doc e .docx all’indirizzo <antropologiapubblicaredazione@gmail.com>.
Per informazioni: mara.benadusi@unict.it; raltin@units.it